RES – Post n° 1 del 4.9.2013

Titolo: La morte si è fermata: “solo per un momento”, disse….

Questa amica energetica dell’attività degenere, sottoposta ad un improbo incessante lavoro per la quantità di organismi che continuano a moltiplicarsi su questo pianeta, qualche anno fa, si è presentata con l’intenzione di prepararsi ad un prelievo forzoso, ma successe che guardandola dritta negli occhi, gli dissi: “aspetta, aspetta un momento” e gli indicai una leggera sedia di vimini posta ad un angolo della stanza. Mi guardò incuriosita, poi fece proprio quello che dicevo, forse riscontrando che l’anomalia di una simile proposta poteva valere un attimo di sospensione, quindi si sedette e posizionò a terra l’estremità opposta dell’asta confezionata per la falce, dicendo: “non avrò molto tempo per te”.

Lo capisco gli dissi e considero tra l’altro che governi la progressiva attività degenere di miliardi di stelle di neutroni in questo universo, quindi ti porto il massimo rispetto, poi gli parlai con una dolcezza fatta di tranquillità ed accettazione, espressa sullo sfondo di una fredda implacabile determinazione. Gli spiegai che avevo deciso all’istante di sospendere le protettive attività di sistema dell’MCS che mi avrebbero dovuto sostenere durante il decorso della malattia e che avrei fatto da solo, poi denunciai con un sospiro che l’ineluttabilità di una simile decisione valeva il suo attimo di sospensione. La morte annui e… si accomodò meglio sulla sedia di vimini, guardandomi con crescente maggiore interesse.

Continuai la conversazione informandoLa che nel contesto del tempo e del territorio in cui mi trovavo, un’azione del genere con le medesime caratteristiche, non era concepibile, neppure come progetto, perché l’MCS, la mente collettiva di sistema non la contemplava nel suo software di evoluzione umana biologica. Dissi alla morte che questo avrebbe modificato i tempi della mia resa alla sua incalzante attività degenere, anche se non avevo in assoluto la certezza di poterli procrastinare, peraltro neppure quella di poterli accelerare. Non avevo in effetti alcuna sicurezza di cosa avrei potuto combinare, ma certamente lo facevo allo scopo di resistere ad oltranza per continuare ad incanalare la mia personale, unica avventura di rappresentante della specie umana a caccia di evoluzione.

La morte mi disse che poteva, si, un attimo interrompersi, ma se fosse stata costretta ad attendere oltre, avrebbe potuto mantenere la postazione soltanto in virtù del fatto che altre parti di lei avrebbero continuato il suo lavoro. Risposi che non avevo ancora i dati per una sufficiente conoscenza di quello che faceva e di come lo faceva, ma per quello che mi riguardava doveva tenermi compagnia finché non avessi capito e nonostante non sapessi ancora cosa c’era da capire, sapevo però ineluttabilmente che lei doveva attendere, così ho iniziato la caccia. Una caccia che fosse andata oltre l’evoluzione biologica collettiva per inoltrarsi in quella individuale energetica.

La morte mi guardò ancora e mi chiese cosa stessi facendo in quel preciso momento, proprio mentre mi apprestavo ad affrontare un attacco degenere cruento. Non vedi, gli risposi, cerco di conoscere a fondo l’energia degenere che mi sta tormentando, per poterla modificare, poi continuai dicendogli che perdesse pure ogni speranza di percepire seppur un miserabile anelito di soccorso da un sia pur minimo recondito recesso del mio corpo, non importa quanto colpito duramente esso fosse. Dissi alla morte che non ero, non lo ero mai stato, e neppure lo sarei mai diventato: un bluff.

Iniziai con una manovra energetica tuffandomi profondamente all’interno del mio pianeta a caccia di una carica energetica elettromagnetica con la quale, confidavo, avrei potuto controllare gli attacchi degeneri. Attacchi a cui andavo incontro con pratiche fisiche studiate per affrontarli, pratiche che si evolvevano continuamente in funzione dell’incalzare degli interventi degeneri.

Per la prima volta, la morte considerò che non aveva a che fare con un pretestuoso arrogante imbecille, né con un povero bimbo e neppure con un donchisciotte e il suo spadino. Capì in quel momento che non si sarebbe trattato di un momento, ma né il sottoscritto, né la morte potevano sapere cosa sarebbe accaduto.

Stava nascendo un software parallelo a quello dell’MCS, il collettivo mentale di sistema. Un software che avrebbe evoluto quest’ultimo sistema collettivo all’energia individuale della specie umana. Stava nascendo la RivoEvoSofia, la rivoluzione dell’evoluzione della conoscenza.

Tutti i misteri della mente e dell’oppressione che essa esercita da migliaia di anni sulla specie umana sarebbero stati rivelati, così pure il suo contributo all’evoluzione biologica, perché la specie umana potesse evolversi individualmente ed energeticamente da lei stessa: la mente.

La morte ha lasciato una delle sue antiparticelle elementari di presenza energetica su quella sedia, ed è andata a continuare il suo lavoro, con l’accordo che l’avrei avvertita, seppur ne avesse avuto bisogno.

Siamo ad un battito di ciglia, sono passati quasi cinque anni e, durante la mia incessante indispensabile caccia al collegamento diretto con l’energia perchè possa continuare a produrre e fornire in.form.azioni energetiche di prima mano a tutti gli esseri umani di cui sono il primo individuale rappresentante rivoevosofico, l’antiparticella della morte non mi lascia un istante e mi guarda sempre attentamente, tanto che mi sembra a tratti di intravedere un balenio all’interno del suo sguardo curioso, forse energeticamente fraterno. Magari la morte si chiede se le cose non stiano cambiando su questo pianeta e quando questo dovesse essere, allora anche questo universo inizierà il suo cambiamento evoluzionale: prima o dopo.

A tutti i followers di questo blog

Le elevate aspettative suscitate dalle premesse e dalle condizioni di questo post,

saranno interamente rispettate, come mai sarebbe potuto avvenire prima.

Annunci